Gucci: The Freedom of Movement Luis Alberto Rodriguez interpreta la collezione Autunno Inverno 2019 di Gucci in un inno alla libertà di espressione

Ogni artista ha un mezzo prescelto con cui esprimersi: che siano i colori a olio, la terracotta, i tessuti o le polaroid, la forza dell’arte è riuscire a dare forma, corpo, materia ai propri pensieri. E farlo in una maniera che sembra necessaria e autentica. Il mezzo scelto da Luis Alberto Rodriguez per esprimersi è il corpo umano, prima come danzatore e performer e, da un paio di anni, come fotografo.

Nato e cresciuto a New York in un quartiere di immigrati da una famiglia di origine Dominicana, Rodriguez studia danza per 11 anni, per poi lavorare e vivere in 8 paesi diversi prima di trasferirsi a Berlino. Spinto da un amico stylist a seguire la passione amatoriale della fotografia, in pochissimo tempo è riuscito a imporsi nel panorama internazionale con i suoi scatti viscerali, in cui i corpi diventano forme nuove, quasi sculture - a volte di Rodin, a volte di Brancusi, a volte di Louise Bourgeois.

Vogue Italia l’ha scelto per interpretare la Fall Winter 2019 di Gucci in un surreale inno alla gioia e alla libertà di espressione, percorso da un dinamismo palpabile, potente, dove corpo e abiti diventano una cosa sola: un’unica forma che si espande, si restringe o si contorce a piacimento, svincolata da ogni limite della fisicità. Se dovessimo descriverla con poche parole, prenderemmo in prestito il titolo della famosa scultura di Boccioni: Forme uniche della continuità nello spazio.

Come ti sei avvicinato alla fotografia?
Ho fatto il ballerino professionista per quasi 13 anni, e nel mentre continuavo a fotografare la gente per strada, costantemente. Un mio amico, uno stylist piuttosto importante, continuava ad incoraggiarmi a sviluppare questa mia passione. Quando sono entrato in contatto con una serie di libri fotografici, in particolare American West di Richard Avedon, la passione è letteralmente esplosa.

In che modo la tua conoscenza della danza ti aiuta nel lavoro fotografico?
Da quando ho iniziato a prendere la fotografia seriamente sono sempre stato molto risoluto nel non fare "foto di danza". Quello che mi interessa è usare le informazioni che ho appreso, la mia conoscenza del corpo per riuscire ad avviare un dialogo con le persone che fotografo. Cerco di considerare le mie fotografie come "energia": quello che vedi nell'inquadratura è anche il risultato di tutto quello che è rimasto fuori. Il corpo diventa quindi un linguaggio che può anche virare al silenzio: una testa o una spalla leggermente inclinata possono dire tantissimo. Nessun gesto è neutro, ogni movimento è ricco di significati. Devi solo saperli leggere.

Come scegli i tuoi soggetti?
All'inizio erano principalmente i miei amici, quindi performer o ballerini, ma ora cerco di spaziare a chiunque si senta a proprio agio con la propria corporeità. A volte è ancora più interessante lavorare con dei non professionisti, perché è come comunicare con qualcuno che parla un linguaggio completamente diverso dal tuo: tu cerchi di farli andare in una direzione, e loro ti portano da tutt'altra parte. Certo, a volte queste deviazioni inaspettate non funzionano, ma spesso sono davvero davvero interessanti.

Cosa ti ispira principalmente nel creare il tuo lavoro?
Le persone che fotografo. Nasce tutto da chi ho davanti e da come reagiamo a vicenda alla nostra reciproca presenza. Quando avviene un vero scambio, allora la foto funziona.

Qual è l'idea dietro a questo lavoro per Gucci e Vogue Italia?
Volevo che sembrassero delle creature atterrate su un pianeta sconosciuto. Ovviamente tutte vestite Gucci: sono abiti con talmente tanta personalità che già creano metà dell'immagine. La location è stata importante per creare un certo senso di spaesamento, di sopresa. E poi c'è un senso di liberazione, di superamento dei limiti dato dai movimenti. Volevo creare un'atmosfera fantastica, dare proprio il senso di varcare una soglia e trovarsi in una realtà alternativa. C'è già abbastanza bruttezza e realtà nel mondo, quindi penso sia importante fare qualche concessione escapista ogni tanto!

Qual è il tuo rapporto con la moda?
Sono nato a Manhattan, quindi è una cosa che in qualche modo ho sempre sfiorato, ma non avevo mai pensato di fare il fotografo di moda. In generale per me gli abiti sono essenziali a creare e immaginare un personaggio. Sono un mezzo molto, molto efficace se lo sai usare. Penso che la moda in generale abbia un potere enorme: contribuisce a costruire il proprio senso di identità. È un potere che non tutti realizzano e che può essere usato in maniera positiva o negativa.

E tu che impatto vuoi avere con il tuo lavoro?
Sono cresciuto in un quartiere di immigrati a New York, ora sono un immigrato in Europa. Da tutta la vita sono abituato a essere "altro". Nelle mie immagini, oltre a riuscire a parlare della mia esperienza multiculturale in modo onesto, porto la tradizione e le esperienze dei miei antenati: voglio trasmettere con quanta più autenticità possibile tutto ciò che ha contribuito a formare la mia visione del mondo. In questa follia quotidiana, spero che se qualcuno incontra una mia immagine possa fermarsi e raccogliersi in un momento di riflessione - anche se solo un istante. In un mondo veloce come il nostro, penso sia già un enorme risultato.

 

 FONTE: VOGUE https://www.vogue.it/fotografia/branded/gucci-the-freedom-of-movement-luis-alberto-rodriguez

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